GLI SLOGAN NEL FASCISMO: un efficace strumento di sottomissione di massa

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Chi pensa che il linguaggio sia futile ed insignificante, si sbaglia di grosso. Per pensare il contrario, basta volgere uno sguardo al passato, più precisamente agli anni del fascismo. In questi anni, infatti, le parole diventano un vero e proprio strumento di “sottomissione di massa”.

Oggi, pensare che un intero popolo possa essere sottomesso attraverso  il semplice utilizzo del linguaggio può sembrare alquanto strano e bizzarro, eppure negli “anni del Duce”, questo processo di sottomissione non fu affatto difficile e fu possibile grazie ad un brillante sfruttamento della propaganda. In particolare, uno strumento di propaganda utilizzato durante il fascismo erano gli slogan. Questi, spesso erano coniati da Benito Mussolini e molti, per iniziativa di Achille Starace, furono persino usati per decorare le facciate delle abitazioni.

Gli slogan erano composti da frasi brevi, spesso terminanti con un punto esclamativo proprio al fine di imporre alla massa un’idea ben precisa e per dare alla frase un tono di comando. Inoltre, proprio come i futuristi, i verbi utilizzati erano spesso all’infinito. Gli slogan inneggiavano la figura della guerra, dell’uomo-soldato, dell’amore per la patria, la nazione, ma, soprattutto, la figura del duce, che veniva visto come un personaggio elegante, dinamico, brillante, al di sopra di tutto e di tutti fino ad essere portato ad una completa divinizzazione. Tutto ciò che non era fascismo, non era niente. Questo il messaggio degli slogan: semplice, forte e diretto.

Se oggi si guarda con attenzione uno slogan del periodo fascista, si può notare come essi siano un perfetto riassunto della società di quegli anni. Al centro di tutto e di tutti c’era Mussolini, con il suo sguardo tenace e la sua espressione seria, e poi la società, composta da una parte da giovani in divisa fieri di partire per la guerra e, dall’altra parte, dai lavoratori, con i loro umili abiti, ma fieri di lavorare nel proprio Paese e per il proprio Paese. Le donne erano rappresentate spesso accanto al marito e con in braccio il figlio, proprio per accentuarne il loro ruolo di donna di casa, cioè completamente dedito alle faccende domestiche. Negli slogan, inoltre, venivano trasmesse idee fortemente razziste ”contro l’uomo nero” e si obbligava il popolo a comprare prodotti esclusivamente italiani.

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E’ la sintesi di un’Italia fatta di un popolo schiavo, ma che si sente libero e comodo nella culla delle idee altrui.

Inculcare le loro idee alla massa non fu un’impresa difficile per Mussolini ed i suoi. Essi seppero utilizzare il linguaggio come uno strumento di sottomissione delle idee, piuttosto che di divulgazione.

Le parole ed il linguaggio sono elementi importanti della vita che non vanno assolutamente sottovalutati.

Qui di seguito, troviamo alcuni tra i più famosi slogan del periodo fascista:

  • “Dux Nobis” (Duce a noi).
  • Il Duce ha sempre ragione.
  • Meglio lottare insieme che morire da soli.
  • Molti nemici, molto onore.
  • Non basta essere bravi, bisogna essere i migliori.
  • Tacete! Il nemico vi ascolta.

(Jennifer El khattabi)

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