In che modo ti comunica un libro?

Ok, lo ammetto, riesco già a sentire tutti voi che state leggendo questo articolo rispondere: “Attraverso la scrittura, è ovvio!” Risposta esatta, ma la scrittura può essere intesa, semplicemente, come parole scritte che servono ad esprimere un pensiero? O un importante mezzo comunicativo dal valore non poco irrilevante? Il mistero è presto risolto. La scrittura ha la capacità di trasmettere pensieri o stati d’animo dell’autore a chiunque li legga, cementandole sulle pagine di un libro o, in altri casi, su quelle di un giornale.

Essa ha il potere di farci piangere o ridere, a secondo di cosa si stia leggendo. Di farci riflettere su determinati temi, sia con la dovuta sensibilità, sia in modo umoristico ma intelligente. Soprattutto, essa,è in grado di renderci empatici; roba non da poco direi!

Secondo molti sondaggi fatti ad alcune persone, si è rilevato che chi legge riesce a mettersi nei panni di un altro individuo con più facilità di chi non ha mai letto o, per lo meno, lo fa in maniera sporadica. Sarebbe scontato dire che l’essere empatico è una principale conseguenza di una forte sensibilità d’animo dovuta proprio alla scrittura, infatti, questa caratteristica non comune in tutti e aiuta ad essere più coscienti delle scelte che si devono prendere.

Un’altra caratteristica è l’influenza che la scrittura può dare. Essa è, forse, l’arma più forte di cui dispone poiché lo stile e le argomentazioni di uno scrittore, se son ben fatte, entrano diritto nella testa del soggetto che le sta leggendo. Molte persone sostengono di rimanere particolarmente colpite da un libro a tal punto da rimanerne influenzate.

Una fonte attendibile, ovvero, la mia professoressa di Tedesco, ha affermati che “Im 1774, Die Leiden Des Jungen Werthers Von Goethe, hatteviele Selbstmord getragen” traduzione: “Nel 1774, I dolori del giovane Werther di Goethe, hanno portato a molti suicidi.” Il suddetto scrittore settecentesco, con il suo capolavoro epistolare, ha influenzato diverse menti in quell’epoca portandole addirittura a togliersi la vita. D’accordo, questo non è sicuramente un esempio positivo di influenza e, personalmente, non lo consiglierei a chi è stato appena lasciato; ma, con la sua inconsapevole capacità di istigazione al suicidio, il romantico Goethe è entrato nella testa del lettore grazie al testo scritto.

Forse, l’atmosfera depressiva, che ho creato citando il libro, ha influenzato anche voi, miei cari lettori. Quindi, onde evitare qualche gesto eclatante, ho intenzione di fare un esempio di un altro grande libro. Il libro che andrò a descrivere è, forse, uno di quei libri che ti cambia la vita, mi riferisco a “1984”.

Le mie parole sotto forma di lettere non erano a vuoto, il libro distopico di George Orwell ha davvero quell’innata capacità di cambiare profondamente il pensiero di una persona, lo stile di scrittura, le parole coincise e, allo stesso tempo, profonde, hanno influenzato milioni di uomini e donne a lottare per la libertà di pensiero e dei diritti dell’uomo in quanto tale, in un modo che solo pochi libri sanno fare. 

Ricapitolando, leggere fa bene e scrivere è un potente mezzo di comunicazione di massa che non deve essere, assolutamente, sottovalutato.

(Luca Marsiglia)

 

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