Da Giustiniano ad oggi: nel linguaggio politico, qualcosa è cambiato?

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Come il VI canto dell’Inferno, in cui appare Ciacco che esprime la propria polemica contro Firenze, e il VI canto del Purgatorio che ha al centro la figura di Sordello, anche il VI canto del Paradiso ha per oggetto principale la politica. Il canto è infatti interamente dedicato alla storia e al concetto di Impero che ha al centro l’immagine dell’aquila, simbolo prima dell’Impero romano e poi di quello cristiano.

A parlare, nel VI canto, è Giustiniano. Dante, attraverso la sua figura, delinea la propria concezione politica. In effetti, lo scopo principale del poema dantesco è proprio questo: collegare la propria esperienza personale ad una visione della realtà dove il concetto filosofico – religioso e quello politico corrispondono.

Dante ci mostra Giustiniano come una figura da prendere come esempio. Egli, si distacca,quindi, dalla cronaca e mette in rilievo il valore del codice giustinianeo.

Lo scrittore ci mostra una politica vista in dimensione teologica. Nel canto, appaiono tre diversi imperatori  (Giustiniano, Costantino e Carlo Magno) che, però, assumono le sembianze di un unico eroe. Al perno del canto c’è l’ideologia dantesca di Impero che, secondo lui, non è autosufficiente, ma esiste soltanto in funzione della Chiesa.

Ma com’è cambiato il modo di far politica dai tempi di Giustiniano ad oggi?

“Quest’Imperatore era dunque falso, imbroglione, artefatto,

tenebroso nell’ira, doppio, un uomo tremendo, perfetto nel dissimulare un’opinione, capace di piangere non

di piacere o di dolore, ma bugiardo sempre ma non a vanvera”

Queste le parole di Procopio di Cesarea ( storico bizantino) su Giustiniano, in netta contrapposizione con quelle di Dante.

L’imperatore era, dunque, un abile manipolatore di menti.

Ma, oggi, qualcosa è cambiato o molti politici ( se non tutti) si avvicinano alla figura del bugiardo imperatore?

Sicuramente uno strumento di cui s’avvalgono i politici di oggi nel dissimulare un’opinione è il politichese.

Ma che cos’è il politichese?

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E’ un semplice neologismo che indica il linguaggio utilizzato dai politici. Questo linguaggio è reso volutamente poco comprensibile dal pubblico. Il politico parla ma, in realtà, il suo discorso è privo di un contenuto concreto.

L’unico scopo di chi utilizza questo linguaggio è ingannare.

Un noto esempio di politichese è l’espressione “convergenze politiche” attribuita ad Aldo Moro oppure l’espressione “scendere in campo”  di Silvio Berlusconi che utilizza un linguaggio sportivo.

Quest’ultimo, in un discorso risalente a qualche anno fa, dichiarò esplicitamente di voler seguire l’esempio di Giustiniano.

Insomma, dai tempi antichi ad oggi, in politica le cose non sono poi così tanto cambiate!

( Jennifer El khattabi)

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