Politichese: come persuadere le masse!

Come da definizione, per campo semantico (o di significato) si intende, in linguistica, un insieme di parole di una stessa lingua che si riferiscono ad uno stesso gruppo organizzato di significati in qualche modo legati tra loro. Di conseguenza, ogni ambito, ogni materia, ogni contesto ha un proprio vocabolario. Ad esempio, i termini utilizzati in medicina sono diversi rispetto a quelli utilizzati in architettura o in economia. Oltre al contenuto, il lessico cambia anche in base al “target”, ovvero alle persone, a cui è destinato il discorso.

Uno dei “linguaggi” per eccellenza è il politichese! Non è difficile da comprendere che questa parola fa riferimento al mondo della politica. Ed è proprio così: il politichese è la lingua dei politici.

Di politica, e quindi dell’ arte di governare la società, se ne parla fin dai tempi di Aristotele ma ovviamente nel corso della storia è cambiato, si è evoluto, il modo con cui i politici comunicano al popolo.

Non c’è bisogno però di andare molto indietro con gli anni: basti pensare nel ‘900 al modo di comunicare di Hitler (Germania), Mussolini (Italia) e di Roosevelt (Stati Uniti). Hitler e Mussolini utilizzavano un linguaggio molto simile. Difatti, entrambi usavano essere severi, autoritari, parlavano solo nelle grandi adunate organizzate, nelle parate e nelle manifestazioni. Volevano ci fosse il coinvolgimento di tutta la popolazione, che doveva indossare rigorosamente una divisa come fosse un corpo militare, mediante scenografie, luci, amplificazione dei suoni..  Al contrario, Roosevelt utilizzava le “fireside chats”, cioè le conversazioni avanti al caminetto. Il suo tono era pacato, amichevole, rassicurante e sicuramente i cittadini americani erano piacevolmente coinvolti, a differenza dei loro corrispondenti tedeschi e italiani. 

Oggi, invece, in Italia, ogni politico utilizza un proprio lessico per arrivare agli italiani, per inculcare idee e progetti ai potenziali seguaci del partito. Utilizzare paroloni o frasi complesse non fa altro che confondere le inclinazioni di ogni singolo cittadino. I loro discorsi sono mirati a tutti coloro che hanno diritto di voto e quindi ad ogni fascia d’età, a partire dai 18 anni.

Chi ci governa, talvolta, utilizza proprio questa strategia per confondere le menti: magari si utilizzano termini orecchiabili, dal suono “dolce”, per parlare di qualcosa tutt’altro che positiva. Altri, invece, usano termini provenienti da campi diversi dalla politica. Ad esempio, Silvio Berlusconi, ex premier, è solito parlare con termini calcistici (sarà perché è anche il proprietario dell’ A.C Milan?). In questo modo pensa di riuscire a comunicare ed a farsi comprendere in modo più facile.

In ogni caso, alle parole bisogna affiancare i fatti…altrimenti le persone seguono la massa e i politici, cosa fanno? “Perepé qua qua, qua qua perepé!” (Per citare una canzone dei nostri tempi!)

(Rosanna Lomonaco)

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