Marziano? No Politichese!

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Quando le miei orecchie udirono lo strafalcione detto nella camera da un deputato del Movimento 5 stelle, sapete cosa avrei voluto fare? Urlare come quelle ragazzine americane e correre nella stanza, come se fossi appena stato lasciato. Fortunatamente optai per un’altra alternativa meno drammatica e quindi mi allontanai con la medesima calma di un orientale, mi sedetti su di un divano lontano da occhi indiscreti e assunsi la mia tipica posa alla Victore Hugo, grazie alla quale potetti riflettere su di un argomento al quanto spinoso. Il linguaggio dei politici italiani, mi domandai, da 1 a 10 quanto è messo male? 100! Fu la mia risposta. Attenzione, prima di scatenare scalpore nei vostri animi e ritrovarmi sotto casa uno stuolo di persone con forconi in mano, voglio innanzi tutto affermare che  la mia non è una risposta che generalizza, al contrario, analizza. E’ indubitabile che non tutti coloro che governano il nostro paese abbiano litigato con la grammatica italiana, ma allo stesso tempo è innegabile che molti non abbiano una perfetta padronanza della lingua e siano a conoscenza del significato etimologico. Ma facciamo un passo indietro, il linguaggio dei politici viene chiamato proprio “Politichese” ed è un termine nato alla fine degli anni cinquanta, per indicare una retorica volutamente incomprensibile e priva di un messaggio concreto. Esso ha il principale obbiettivo di trattare tematiche non poco importanti, quali: la situazione nazionale e internazionale di uno Stato, condizioni sociale ed economiche, ma soprattutto quello di raccogliere consensi tra il popolo votante. Ed è proprio al popolo che i politici si rivolgono in modo poco chiaro e molto ambiguo, le varie sfaccettature terminologiche di cui fanno uso, non sono campate in aria ma sono frutto di uno studio ben approfondito, il linguaggio varia da soggetto a soggetto quasi come se ognuno di loro avesse uno stile personale con il quale comunicare alla massa. Questo modo assai complesso di interagire, ha sempre incuriosito il cittadino, primo fra tutto, perché quest’ultimo ne voleva comprendere a pieno il “reale” messaggio, secondo, perché una volta compreso lo schieramento di cui si voleva farne parte, andar lo a votare. Come già precedentemente scritto, il popolo ha sempre subito questo fascino fin dall’antichità. Non a caso, il sommo poeta Dante Alighieri nel VIcanto del Paradiso, fa una sorta di uso e consumo della figura di Giustiniano. Attraverso l’imperatore romano, lo scrittore fiorentino, ci dà un assaggio del suo pensiero attraverso un politichese ancora un po’ acerbo ma che vuole sottolineare la situazione del suo tempo. A ogni modo, miei cari lettori la situazione non cambia, sia ieri che oggi, vi è una stragrande parte di politica basata sull’incomprensibilità atta a confondere chi ascolta. Se per voi ciò che ho detto non è veritiero e pensate siano solo della baggianate allora concludo citando la famosa frase di Adam Kadmon “ Nessuno è costretto a credermi, prendete il tutto come una fiaba che ha sempre una sola morale, un messaggio chiaro rivolto all’umanità.”

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(Luca Marsiglia)

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