La denuncia alla Grande Guerra

Il 4 novembre di ogni anno, l’Italia celebra l’anniversario della vittoria della guerra del 1915 -1918, cioè la Prima Guerra Mondiale, dedicando questa giornata alle proprie Forze Armate che di quella vittoria sono stati i principali artefici. La guerra del ’15 -’18 ha cambiato gli equilibri politici e sociali che fino ad allora avevano retto l’Europa per secoli. Ma non solo: per la prima volta si fece uso in guerra di armi nuove e potenti, frutto del progresso e della scienza applicata alla pratica che, seppur ancora agli inizi di un’età che li avrebbe visti quali indiscussi protagonisti e detentori del destino di milioni di uomini, si mostravano già, in quella tragica occasione, capaci di rivoluzionare il pensiero e la vita quotidiana di ognuno.

La Prima Guerra Mondiale ha portato sconvolgimenti e dolore, lacerando i cuori e le coscienze. Si può dire che è stata una vera e propria tragedia, una specie di shock emotivo e sentimentale collettivo. Il poeta Giuseppe Ungaretti, una fra le principali voci dell’Ermetismo italiano, forse, ha risentito più di ogni altro intellettuale del suo tempo del dramma della Grande Guerra: della carneficina immane e senza precedenti che ha apportato, della sofferenza che ha causato, degli aspri combattimenti su passi di montagna e cime innevate che l’hanno caratterizzata.

Nella sua poesia “Fratelli” egli tratta il tema della Grande Guerra. Il poeta, cerca di esprimere il sentimento della fragilità della vita sconvolta dalla follia della guerra. L’aria è squarciata da lampi di battaglia. Due reparti combattenti si incontrano sulla linea del fronte. Mentre si salutano e si scambiano notizie, ecco nel buio risuonare la parola che il mondo impazzito sembra aver dimenticato:fratelli! E’ come un grido di rivolta contro gli orrori della guerra. “Fratelli” ecco la parola chiave che apre e chiude la poesia. Nella poesia, Ungaretti esprime la sua sofferenza e amarezza per la sua condizione di soldato; Infatti, la parola fratelli è un augurio di pace ed esprime la speranza che la guerra finisca.

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Anche Fabrizio De Andrè, come Ungaretti, nella sua canzone “La guerra di Piero”, ha trattato il tema della Grande Guerra. Questa è forse una delle sue canzoni  più belle, più emotivamente sentite, di maggiore denuncia della guerra. Egli racconta, in versi e in musica, del rifiuto interiore degli uomini ad ammazzare e a farsi ammazzare nelle trincee gelide o infuocate; sulle vette e nelle gole rocciose; a vedere cadaveri di soldati trascinati dalla corrente nei torrenti giù a valle; raccontando ancora della paura, che in guerra può spingere anche a passare le linee nemiche e a disertare; degli attimi di esitazione di fronte a un soldato nemico, che sono sempre fatali perchè in guerra la pietà non è permessa. Ma nel ritornello, infine, la pace è raggiunta per mezzo del sonno eterno della morte nel seno fertile della Madre Terra fra le spighe, mature o ancora in erba, di un campo di grano, dove gli unici fiori che possono spuntare e crescere non saranno mai le rose o i tulipani, simboli dell’amore e della gaiezza, ma i papaveri rossi segno eminente di oblio e di eterna pace.

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(Laura Cirimele)

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