Il dolore silenzioso e profondo di una madre

COME ANCHE L’AMORE DI UNA MADRE DIVENTA NULLO DINANZI AL MISTERO DELLA MORTE.

 

L’Ermetismo è una corrente di pensiero e poetica che si sviluppa all’inizio del ‘900 e la cui scia arriva fino ai nostri giorni, mediante i testi delle canzoni di Fabrizio De Andrè (1940 – 1999) e Giorgio Gaber (1939 – 2003). I maggiori esponenti di questa corrente sono Ungaretti, Montale e Saba.

Prendiamo in considerazione Ungaretti e De Andrè, ermetismo ieri ed oggi.

Giuseppe Ungaretti, nonostante sia un ermetico, cerca di indirizzare i lettori verso la giusta comprensione delle sue poesie. Egli, infatti, voleva trasmettere ai posteri una precisa idea di sè. Nei suoi componimenti prevalgono i temi legati alla guerra (avendo partecipato attivamente alla Prima Guerra Mondiale) e alla caducità della vita. De Andrè, invece, è considerato uno dei primi cantautori. Tra i suoi temi troviamo la letteratura medievale, la letteratura italiana, la storia contemporanea, tematiche scabrose (droga, prostituzione, adulterio, prigionia..).

Ungaretti e De Andrè in uno dei loro componimenti hanno esaminato il ruolo di una madre e delle sue sofferenze.

Ungaretti scrive, nel 1930, “La Madre”, contenuta nella raccolta “Sentimento del tempo”:

E il cuore quando d’un ultimo battito
Avrà fatto cadere il muro d’ombra,
Per condurmi, Madre, sino al Signore,
Come una volta mi darai la mano.

In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all’Eterno,
Come già ti vedeva
Quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia.
Come quando spirasti
Dicendo: Mio Dio, eccomi.

E solo quando m’avrà perdonato,
Ti verrà desiderio di guardarmi.

Ricorderai d’avermi atteso tanto,
E avrai negli occhi un rapido sospiro.

In questo componimento, l’autore esalta il ruolo di tutte le madri, sia che i figli siano in vita, sia che i figli siano stati già “rapiti” dalla morte. La scrive in occasione della morte della madre. Per questo motivo troviamo un continuo riferimento all’Aldilà ed un ritorno alla fede cristiana.

Nella prima strofa, si sottolinea come una madre, nonostante la sofferenza nel vedere il figlio morente, abbia la forza di tenerlo per mano da bambino fino a quando il suo cuore non farà l’ultimo battito, quello che romperà il confine tra la vita terrena e la morte. Nella seconda e nella terza strofa, l’autore colloca la madre in posizione intermedia tra Dio e la morte. La madre prega in ginocchio, decisa e immobile come una statua, affinché il figlio possa essere accolto nella grazia del Signore. Significative e toccanti sono le ultime due strofe. Vi è l’immagine della madre che, dopo aver pregato incessantemente, guarda il figlio, sicura che sarà accolto dal Signore. Nei suoi occhi vi è quel “rapido sospiro” di chi ha ricevuto dopo molti sacrifici un qualcosa tanto desiderato.

Fabrizio De Andrè compone “Tre madri”, brano contenuto nell’album “La buona novella” (1970):

Madre di Tito
Tito, non sei figlio di Dio
ma c’è chi muore nel dirti addio

Madre di Dimaco
Dimaco, ignori chi fu tuo padre,
ma più di te muore tua madre

Le due madri
Con troppe lacrime piangi, Maria
solo l’immagine di un’agonia
sai che alla vita, nel terzo giorno,
il figlio tuo farà ritorno
lascia a noi piangere, un po’ più forte,
chi non risorgerà più dalla morte.

Madre di Gesù
Piango di lui ciò che mi è tolto,
le braccia magre, la fronte, il volto,
ogni sua vita che vive ancora,
che vedo spegnersi ora per ora.
Figlio nel sangue, figlio nel cuore,
e chi ti chiama – nostro Signore –
nella fatica del tuo sorriso
cerca un ritaglio di Paradiso.

Per me sei figlio, vita morente,
ti porto cieco questo mio ventre,
come nel grembo, e adesso in croce,
ti chiama amore questa mia voce.
Non fossi stato figlio di Dio,
t’avrei ancora per figlio mio

In questo componimento siamo nel momento della crocifissione di Gesù e dei due ladroni, Tito (ladrone buono) e Dimaco (ladrone cattivo) e sotto le croci vi sono le tre madri, compresa ovviamente Maria. Tutte e tre le donne sono straziate dal dolore della morte dei loro figli: non c’è dolore più grande di questo! Le madri dei ladroni rimproverano Maria perché sanno che suo figlio è il Figlio di Dio e che è destinato alla grazia della Risurrezione. Dalla risposta deriva un monologo di Maria, la quale dice che nonostante non sia suo figlio ma figlio di Dio, è stata lei a portarlo in grembo per 9 mesi, a proteggerlo e ad accudirlo. Sentirà comunque la mancanza del corpo, delle braccia magre, della fronte e del volto. Maria continua a chiamarlo “amore”, ora che si sta sacrificando per l’umanità così come quando era ancora figlio suo.

Anche qui gli ultimi due versi sono significativi. Traspare un po’ il rammarico di Maria nell’aver dato alla luce un figlio non suo. Dice che se non fosse stato il figlio di Dio, sarebbe ancora con lei, sarebbe ancora figlio suo e non sarebbe morto in croce per tutti gli uomini.

 

(Rosanna Lomonaco)

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...