Le “ Terre Promesse“ di Giuseppe e Fabrizio

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Sia il poeta Ungaretti che il cantautore De Andrè hanno trattato di terre promesse. “La terra promessa” di  Giuseppe Ungaretti  avrebbe dovuto descrivere lo sbarco di Enea, le sue imprese gloriose, l’amore di Didone e la morte dell’eroina che, intese in chiave allegorica, avrebbero potuto riflettere le tematiche di fondo della poesia ungarettiana, cioè la ricerca di una nuova terra per sfuggire alle  regole del tempo.                                                                        

”La terra promessa” avrebbe dovuto essere un poema da mettere in scena con le figure di Enea  e di Didone, ma il poeta non lo terminò mai. La  terra promessa non è quella degli Ebrei, ai quali va subito il nostro pensiero, ma quella degli Eneadi ed acquista  un significato metaforico, in quanto  si  riferisce  all’Eden. Sembra significativo il fatto che originariamente il titolo della poesia doveva essere “Il Palinuro” perché doveva rappresentare, nel destino di Enea nocchiero che trova la morte appena tocca la costa italica, il tormento dell’uomo moderno.  La meta si allontana, la Terra è “ Promessa “ e soltanto così il suo sogno poetico può continuare ad esistere.

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 Quando un giorno ti lascia,

Pensi all’altro che spunta.

È sempre pieno di promesse il nascere

Sebbene sia straziante

E l’esperienza di ogni giorno insegni

Che nel legarsi, sciogliersi e durare

Non sono i giorni se non vago fumo.

Verso meta si fugge: 

Chi la conoscerà?

Non d’Itaca si sogna

Smarriti in vario mare,

Ma va la mira al Sinai sopra sabbie

Che novera monotone giornate.

Si percorre il deserto con residui

Di qualche immagine di prima in mente,

Della Terra Promessa Nient’altro un vivo sa.

All’infinito se durasse il viaggio,

Non durerebbe un attimo, e la morte

E’ già qui, poco prima.

All’infinito se durasse il viaggio,

Non durerebbe un attimo, e la morte

E’ già qui, poco prima.

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Teresa ha gli occhi secchi

guarda verso il mare

per lei figlia di pirati penso che sia normale

Teresa parla poco

ha labbra screpolate

mi indica un amore perso

a Rimini d’estate.

La canzone “Rimini” è tra le più ermetiche  di  De Andrè;  è una  canzone  storica, piena di  ricordi  del  passato  che  si  mescolano e  si  confrontano  fra  di  loro. Teresa, Rimini, America, Colombo hanno tra loro  tante somiglianze.

Il testo tratta del tema dell’aborto, ma lo fa in modo che si tratti di un rifiuto infatti sia Colombo che Teresa non accettano qualcosa di cui poi proveranno pentimento e cioè Colombo per la “terra promessa”, Teresa per un figlio. Quando  Teresa   parla  di  un  amore  perduto  c’è un raffronto   con  Colombo, scopritore dell’America,il nuovo continente che poi a causa di un errore di “saggezza”  distrugge. L’amore perso, altro non rappresenta che il continente creato e poi distrutto  da Colombo. Teresa e Colombo sono quindi simili  ed  ambedue  hanno perso il  loro l’amore. Le manette  tolte  a  Colombo  da  Teresa  si  riferiscono  alla presa di coscienza, un rimorso da voler gridare a tutto il mondo: è stato un errore di “saggezza” ma è come un grido spento che non si  sente  e  che   nessuno crede. Un grido urlato nel vuoto.  Teresa e Colombo, due simboli, due personaggi che sono essenziali l’uno per l’altro. Ed anche  questa canzone  è una poesia, un’opera d’arte  che soltanto un autore  come Fabrizio De Andrè poteva regalarci.

E colombo la chiama

dalla sua portantina lei gli toglie le manette ai polsi

gli rimbocca le lenzuola 

 ho inventato un regno

e lui lo ha macellato

su una croce di legno.

E due errori ho commesso d

ue errori di saggezza

abortire l’America

e poi guardarla con dolcezza

ma voi che siete uomini

sotto il vento e le vele

non regalate terre promesse

a chi non le mantiene.

CORO: Ri….mi…..ni, Ri…..mi…..ni

                                                                                                          Martina Calvano

 

 

 

 

 

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