La notte: pensieri ed emozioni

Ungaretti e De André sono due esponenti dell’ermetismo italiano: il primo è l’iniziatore, possiamo dire, di questa corrente artistica, mentre il secondo rappresenta l’ermetismo al giorno d’oggi.

Nei componimenti di Giuseppe Ungaretti possiamo prendere atto di come siano “chiuse” le poesie del primo ermetismo, talvolta anche di difficile comprensione. In De André, invece, i testi si “aprono”, diventano anche più lunghi e completi. 

Vediamo come i due autori analizzano il tema della notte e le emozioni che questa suscita. 

Ungaretti scrive “O notte”, componimento che apre la raccolta “Sentimento del tempo”.

Dall’ampia ansia dell’alba
Svelata alberatura.

Dolorosi risvegli.

Foglie, sorelle foglie,
Vi ascolto nel lamento.

Autunni,
Moribonde dolcezze.

O gioventù,
Passata è appena l’ora del distacco.

Cieli alti della gioventù,
Libero slancio.

E già sono deserto.

Preso in questa curva malinconia.

Ma la notte sperde le lontananze.

Oceanici silenzi,
Astrali nidi d’illusione,

O notte

Lo stesso autore afferma che il tema della lirica è “lo scorrere del tempo, il mutare del tempo, la brevità di durata del tempo, che è il soffio della poesia”. Un particolare da sottolineare è il fatto che Ungaretti chiama le foglie “sorelle”, come se nel tremolio delle foglie si nasconda tutta la sofferenza dell’umanità. Nel componimento vi è la revoca ai tre stadi della vita: la fanciullezza (il risveglio), la giovinezza e l’età senile (deserto). L’autunno è proprio il simbolo del tempo che scorre. 

De André, invece, nel suo album “Nuvole barocche” (1961), inserisce un componimento intitolato “E fu la notte”.

E fu la notte 
la notte per noi 
notte profonda 
sul nostro amore. 

E fu la fine 
di tutto per noi 
resta il passato 
e niente di più. 

Ma se ti dico: 
“non t’amo più” 
sono sicuro 
di non dire il vero. 

E fu la notte 
la notte per noi 
buio e silenzio 
son scesi su noi. 

E fu la notte 
la notte per noi 
buio e silenzio 
son scesi su noi… 

In confronto ai suoi componimenti successivi, in questo testo traspare la sua immaturità artistica, avendolo scritto a soli 18 anni. Le metafore del buio, della notte e del silenzio sono utilizzate come simbolo della fine del rapporto amoroso, tema del brano. Quest’ultimo è considerato alquanto banale, quasi insignificante, dal momento che è scontato paragonare la notte al termine di qualcosa, essendo la fine del giorno. 

Per Ungaretti, dunque, la notte è simbolo della caducità della vita, mentre De André la paragona alla fine dell’amore verso la sua donna.

(Rosanna Lomonaco)

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