DE ANDRE’ E UNGARETTI , SOTTO UNO SFONDO NATALIZIO, CI MOSTRANO I SEGNI INDELEBILI DELLA GUERRA E DELLA VIOLENZA SESSUALE

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Il Natale fa da sfondo sia alla canzone “ Leggenda di Natale” di Fabrizio De Andrè che alla poesia “Natale” di Giuseppe Ungaretti.

Lo scrittore ermetico scrisse la sua poesia nel 1916 a Napoli, in un periodo di tregua  e riposo dalla guerra.

Egli, però, appare ancora sconvolto per la morte dei suoi compagni e non ha alcuna voglia di passeggiare nelle strade o, come scrive lui, “tuffarsi in un gomitolo di strade”.  L’immagine del gomitolo è emblematica e rappresenta la voglia di fuggire lontano dalla gente. Il poeta, infatti, preferisce stare solo, come un oggetto dimenticato in un angolo. Da qui possiamo comprendere come la guerra sia entrata nel profondo del poeta. Anche in un periodo felice come quello natalizio, la mente di Ungaretti è sempre volta a quelle immagini di profondo dolore, strazio, morte e sofferenza.  Un’altra immagine emblematica della poesia è quella del caminetto, del fuoco, del fumo. Il caminetto è sinonimo di casa, di tranquillità, di calma. Solo stando accanto al caminetto il poeta si sente al sicuro.

Il poeta ci fa comprendere come la guerra sia una sofferenza incancellabile e non la si vive soltanto nel momento in cui viene vissuta, ma anche in seguito.

 

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

 

 

Il Natale, come già scritto, è lo sfondo anche di una canzone del cantautore De Andrè.

“ La leggenda di Natale” è una traduzione di “Le pére Noël e la petite fille” di Georges Brassens.

Il brano ha al centro un tema molto forte, ossia quello della violenza sessuale.

Il tutto, come ci fa presagire il titolo, è mascherato da un velo fiabesco per mettere in risalto la contrapposizione tra l’ingenuità di una fragile bambina e la brutalità di un uomo.

Per la descrizione di quest’uomo, il cantautore utilizza la figura di un babbo Natale che va oltre il significato di ricorrenza natalizia. Egli, infatti, è simbolo di generosità e bontà.

De Andrè utilizza questa figura natalizia proprio per evidenziare il fatto che, spesso, chi compie violenze sessuali si nasconde dietro una falsa apparenza.

Nell’ultima parte della canzone, la bambina è diventata una donna che porta ancora con sé i duri segni di quella violenza subita da piccola.

“ Ma ancora alla luna vorresti narrare la storia d’un fiore appassito a Natale”, scrive De Andrè alla fine del testo.

E’ proprio nell’ultima parte che è collocato il messaggio più forte della canzone.

La donna viene paragonata ad un fiore appassito perché non ha subito soltanto una violenza fisica, ma, soprattutto, una violenza morale che l’ha segnata per il resto della vita.

La donna vorrebbe  raccontare perfino alla luna quanto successo in quel maledetto Natale, ma si tiene tutto il dolore dentro per paura o per vergogna.

Quello che De Andrè ci presenta è la dura realtà dei fatti.

Purtroppo, soprattutto negli ultimi tempi, i casi di violenza sulle donne sono aumentati. La donna non solo viene violentata sessualmente, ma anche maltrattata, massacrata di botte. E, la cosa peggiore, è che sono aumentati i casi in cui la donna non denuncia quanto sofferto.

Nel testo di De Andrè non è presente un invito  alla denuncia,ma egli fa una descrizione talmente forte e profonda della violenza sessuale che il testo diviene un mezzo per sensibilizzare gli uomini a non compiere questi atti atroci.

De Andrè è uno dei pochi che non invita la donna a difendersi, bensì l’uomo a sensibilizzarsi!

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( Jennifer El khattabi)

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