L’arte per…l’arte?

Tante volte vi sarà capitato nella vostra vita di osservare un’opera d’arte e rimanere perplessi perché non la si riesce a comprendere. Magari si vedono “scarabocchi senza forma, senza colore, senza un senso” che non trasmettono alcun messaggio o alcuna emozione. Eppure alcune opere nascondo significati molto profondi che per comprenderli abbiamo bisogno di entrare nella vita e nella psiche dell’artista.

L’arte è una delle forme più nobili del linguaggio contemporaneo..e non solo! Infatti è sempre stata utilizzata come mezzo di comunicazione e di propaganda.

All’interno di alcune grotte risalenti all’epoca preistorica sono stati ritrovati dei graffiti raffiguranti scene di caccia o animali selvatici. Questi venivano disegnati per buon auspicio prima di una battuta di caccia.

File:Grotta del romito2H.JPG  Il graffito presente all’ingresso della Grotta del Romito (Papasidero, in provincia di Cosenza) ne è un esempio.

 

In un particolare periodo storico, che comprende alcuni anni dell’Ottocento, l’arte ha avuto un momento in cui veniva considerata soltanto come fine a se stessa, l’Arte per l’Arte. Non venivano trasmessi sentimenti, emozioni, sensazioni, non vi era intrinseco l’Io dell’artista ma vi era soltanto un’incessante ricerca di bellezza, del bello, mediante la rappresentazione della natura. Questa tendenza si rispecchia anche nella letteratura (circolo de “La Parnasse” in Francia con Théophile Gautier maggiore esponenete).

Successivamente, si riprendono in mano le sorti dell’arte, che ritorna ad essere espressione di emozioni.

Un artista mette tutto sé stesso in un’opera d’arte, qualsiasi essa sia. Ci sono le sue emozioni, i suoi sentimenti, sprazzi della sua vita. Per questo motivo alcune appaiono totalmente incomprensibili. Mediante l’opera, l’artista vuole trasmettere un messaggio e talvolta spronare la popolazione ad aprire gli occhi su un determinato avvenimento. Non ci sono soltanto opere “descrittive” che mettono in scena un certo episodio storico ma anche opere di denuncia sociale. Alla fine degli anni ’80 spicca la figura di Bansky, colui che ha lasciato il segno sui muri di tutto il mondo, da Londra a San Francisco, dalla Cisgiordania all’Italia. Egli è principalmente conosciuto come street artist, è anche amato/odiato per la sua innata capacità di stupire sempre. Spesso a sfondo satirico, i suoi lavori trattano argomenti come la politica, la cultura e l’ambiente, l’etica e la brutalità della guerra, sempre cercando di stimolare la riflessione attraverso una sottile vena umoristica.                         

“Attraverso l’arte noi esprimiamo la nostra concezione di ciò che la natura non è.

L’arte è una bugia che ci fa realizzare la verità.

L’arte non è l’applicazione di un canone di bellezza ma ciò che l’istinto e il cervello elabora dietro ogni canone. Quando si ama una donna non si comincia sicuramente a misurarle gli arti.

Tutto l’interesse dell’arte è nel principio. Dopo il principio, è già la fine.”

Pablo Picasso

dialogo con E. Téraide, da “L’intransigeant”, 15 giugno 1932.

(Rosanna Lomonaco)

 

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