Ungaretti – De André: il dolore

Il dolore di gente che soffre e non può parlare, il dolore di famiglie stroncate da morti di guerra, urla, sofferenza, solitudine, morte.

Il dolore caratterizza gran parte della vita di Giuseppe Ungaretti. Questo dolore è dovuto sia a ciò che i suoi occhi e il suo cuore hanno dovuto sopportare e vedere nel periodo in cui partì come soldato per la Prima Guerra Mondiale, tutta la sofferenza di quella catastrofe, i bombardamenti, le grida, i morti, il dolore. Sia due lutti, la morte nel 1937 del fratello e poi la morte del figlio giusto due anni dopo. Durante questi anni di lutto l’autore abbandona le opere su cui stava lavorando per dedicarsi al nuovo libro, ovvero l’elaborazione delle poesie del Dolore; impiega nel scriverle gli anni che vanno dal 1942 al 1946.

In queste poesie il poeta non vuole rievocare la morte ma elaborare i sentimenti e gli stati d’animo che caratterizzano l’assenza della persona che ci ha lasciati.

Lui stesso si definisce <<Uomo di pena>>.

Non gridare più

Cessate d’uccidere i morti,

Non gridate più, non gridate

Se li volete ancora udire,

Se sperate di non perire.

 

Hanno l’impercettibile sussurro,

Non fanno più rumore

Del crescere dell’erba,

Lieta dove non passa l’uomo.

 

A narrare del dolore è anche il cantautore Fabrizio De André nelle sue canzoni. Anch’ esso come Ungaretti parla del dolore delle morti, degli spargimenti di sangue che vi sono, inutili e che strappano solo la vita, di anime in pena davanti la chiesa, storie di famiglie stroncate da morti, ci dovrebbe essere un modo per vivere senza dolore. 

Famosa e importante canzone di De André che tratta di questo dolore è Disamistade.

Che ci fanno queste anime
davanti alla chiesa
questa gente divisa
questa storia sospesa

a misura di braccio
a distanza di offesa
che alla pace si pensa
che la pace si sfiora

due famiglie disarmate di sangue
si schierano a resa
e per tutti il dolore degli altri
è dolore a metà

si accontenta di cause leggere
la guerra del cuore
il lamento di un cane abbattuto
da un’ombra di passo

si soddisfa di brevi agonie
sulla strada di casa
uno scoppio di sangue
un’assenza apparecchiata per cena

e a ogni sparo all’intorno
si domanda fortuna
che ci fanno queste figlie
a ricamare a cucire

queste macchie di lutto
rinunciate all’amore
fra di loro si nasconde
una speranza smarrita

che il nemico la vuole
che la vuol restituita
e una fretta di mani sorprese
a toccare le mani

che dev’esserci un modo di vivere
senza dolore
una corsa degli occhi negli occhi
a scoprire che invece
è soltanto un riposo del vento

un odiare a metà
e alla parte che manca
si dedica l’autorità

che la disamistade
si oppone alla nostra sventura
questa corsa del tempo
a sparigliare destini e fortuna

che fanno queste anime
davanti alla chiesa
questa gente divisa
questa storia sospesa 

                                                                                 (Roberta Orefice)

 

 

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