La guerra è uguale per tutti: non c’è un vincitore

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Non avrei mai creduto di trattare un tema così forte e delicato come la guerra, poiché tutt’oggi diversi stati del mondo ne sono avvolti come in una morsa dalla quale non è facile liberarsene. Come dicevo pocanzi non avrei mai creduto, ma ho tutte le intenzioni di farlo e uno dei tanti modi per trattare quest’argomento, in una maniera, diciamo più “leggera” , sarebbe quello di fare un confronto tra due autori italiani di spicco, mi riferisco a Fabrizio de André e Giuseppe Ungaretti. A primo impatto potrebbero sembrare totalmente diversi tra loro dato che sono vissuti in epoche diverse, ma in realtà ci sono molti punti in comune soprattutto nei temi che trattano tra cui quello della guerra. Nella Veglia di Ungaretti, scritta durante l’antivigilia di Natale del 1915, racconta di quando era un soldato ed era seduto accanto ad un suo compagno privo di vita. Egli descrive la crudezza della realtà, di come un uomo possa essere vittima di un altro uomo e di come sia possibile perdere la propria umanità. Qui il poeta non si limita a descrivere questo tipo di scenario ma descrive anche l’emozioni che ha provato in quel momento, paura, angoscia ma anche un’inaspettata voglia di vivere, scatenata da un silenzio innaturale che lo spinge, per quanto sia difficile, a rimanere aggrappato alla vita con tutte le forze che gli erano rimaste. Il discorso lirico mette in contrapposizione la morte, rappresentata dal silenzio e dal cadavere del compagno, e la vita raffigurata dal poeta stesso. Nella Guerra di Piero di Fabrizio de André, possiamo fare dei collegamenti analoghi alla poesia di Ungaretti, possiamo trovare il soldato, possiamo trovare la medesima situazione drammatica e soprattutto possiamo trovare la totale disumanizzazione dell’uomo, che viene rappresentata dal soldato nemico che non esita a sparare al protagonista. Il finale della canzone suscita all’ascoltatore un senso di turbamento accompagnato da una consapevolezza di quanto sia crudele,  senza senso e inutile sacrificare vite umane per una guerra di potere. Molte sono le testimonianze di chi ha vissuto in prima persona quest’atrocità e tutti coloro che ne hanno fatto parte sostengono che la guerra sia solo un abominio prodotto dall’uomo stesso. Come direbbe Erasmo da Rotterdam “Che cos’è la guerra? Un omicidio collettivo, di gruppo una forma di brigantaggio tanto più infame quanto più estesa.      

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(Luca Marsiglia)

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