Io non mi sento italiano!

Giorgio Gaber (nome d’arte di Giorgio Gabersci) nasce a Milano il 25 gennaio 1939 e muore a Montemagno di Camaiore il 1º gennaio 2003. È stato un cantautore, commediografo, regista teatrale e attore teatrale e cinematografico italiano. Inoltre è stato iniziatore, assieme a Sandro Luporini, del “genere” del teatro canzone. Affettuosamente chiamato “Il Signor G.” dai suoi estimatori, è statp anche un chitarrista di valore, tra i primi interpreti del rock and roll italiano. Nel suo percorso artistico ha trattato svariati temi, tra i quali spicca quello della politica.
Un uomo “del secolo scorso” è stato in grado di cogliere le contraddizioni del nostro tempo. Oggi, invece, la nostra Italia è governata da individui, talvolta privi di cultura, che tentano di analizzare quali sono i problemi del Paese, di quello che una volta era il Belpaese, e che provano a trarre conclusioni e soluzioni. Invano. Purtroppo. Non fanno che acuire l’astio che i cittadini portano nei loro confronti e distruggere intere famiglie costrette a “svenarsi” per pagare le ingenti tasse che da loro vengono imposte.
Gaber, l’artista, il comunista, con la sua azione filosofica si è fatto portatore di una verità che si mette in gioco, una verità che non è assoluta, che si riconosce come “rivoluzionaria”: egli riconosce nella nostra responsabilità una possibilità di crescita individuale e collettiva. “Perchè non bisogna mai perdere la speranza di poter cambiare le cose, a partire da se stessi“.
Tra i suoi testi trattanti questa tematica ricordiamo “Io non mi sento italiano” tratto dall’omonimo album pubblicato postumo nel 2003.

Io G. G. sono nato e vivo a Milano.
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Mi scusi Presidente
non è per colpa mia
ma questa nostra Patria
non so che cosa sia.
Può darsi che mi sbagli
che sia una bella idea
ma temo che diventi
una brutta poesia.
Mi scusi Presidente
non sento un gran bisogno
dell’inno nazionale
di cui un po’ mi vergogno.
In quanto ai calciatori
non voglio giudicare
i nostri non lo sanno
o hanno più pudore.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Mi scusi Presidente
se arrivo all’impudenza
di dire che non sento
alcuna appartenenza.
E tranne Garibaldi
e altri eroi gloriosi
non vedo alcun motivo
per essere orgogliosi.
Mi scusi Presidente
ma ho in mente il fanatismo
delle camicie nere
al tempo del fascismo.
Da cui un bel giorno nacque
questa democrazia
che a farle i complimenti
ci vuole fantasia.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Questo bel Paese
pieno di poesia
ha tante pretese
ma nel nostro mondo occidentale
è la periferia.

Mi scusi Presidente
ma questo nostro Stato
che voi rappresentate
mi sembra un po’ sfasciato.
E’ anche troppo chiaro
agli occhi della gente
che tutto è calcolato
e non funziona niente.
Sarà che gli italiani
per lunga tradizione
son troppo appassionati
di ogni discussione.
Persino in parlamento
c’è un’aria incandescente
si scannano su tutto
e poi non cambia niente.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Mi scusi Presidente
dovete convenire
che i limiti che abbiamo
ce li dobbiamo dire.
Ma a parte il disfattismo
noi siamo quel che siamo
e abbiamo anche un passato
che non dimentichiamo.
Mi scusi Presidente
ma forse noi italiani
per gli altri siamo solo
spaghetti e mandolini.
Allora qui mi incazzo
son fiero e me ne vanto
gli sbatto sulla faccia
cos’è il Rinascimento.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Questo bel Paese
forse è poco saggio
ha le idee confuse
ma se fossi nato in altri luoghi
poteva andarmi peggio.

Mi scusi Presidente
ormai ne ho dette tante
c’è un’altra osservazione
che credo sia importante.
Rispetto agli stranieri
noi ci crediamo meno
ma forse abbiam capito
che il mondo è un teatrino.
Mi scusi Presidente
lo so che non gioite
se il grido “Italia, Italia”
c’è solo alle partite.
Ma un po’ per non morire
o forse un po’ per celia
abbiam fatto l’Europa
facciamo anche l’Italia.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo
per fortuna o purtroppo
per fortuna
per fortuna lo sono.

Da premettere che non è un inno anti-italiano, anzi, prende le difese della cultura e della storia del Paese, quando serve per fronteggiare i luoghi comuni ed il razzismo invertito.
Il brano è una critica alla nostra Italka ma dalla frase “io non mi sento italiano ma per fortuna, per fortuna lo sono” si denota che la critica è quasi positiva e che in fondo dimostra di voler bene al Paese. Al contrario, è un’aperta critica al governo dei suoi tempi ma che, d’altronde, non si scosta molto dalle pecche che il governo italiano ha oggi, dopo diversi anni dalla composizione del brano.
È da evidenziare la frase “..che è tutro calcolato e non funziona niente”. Qui possiamo notare come la storia si ripete e di come qualcuno aveva già capito l’andamento dell’Italia. Infatti, anche oggi, in un’era cosi tecnologicamente avanzata, nel nostro Paese “non funziona niente”!!!

(Rosanna Lomonaco)

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