La mia società ha perso

Giorgio Gaber ma chi è? Questa è stata una domanda molto frequente in quest’ultimo periodo nella mia scuola, quando un giorno mentre seguivamo normalmente la lezione, ci è stato proposto di seguire e conoscere quest’uomo attraverso un progetto.
Sí è vero quando a scuola la bidella bussa e ci chiede di leggere e firmare la circolare noi alunni siamo sempre contenti perché la prima cosa che si pensa é: “wow un progetto nelle ore scolastiche, così perdiamo l’ora di matematica e l’ora di italiano”. Anche questa volta è stato così ma andando avanti con la lettura della circolare non eravamo molto contenti perché ci hanno proposto un argomento facilmente collegabile con le materie da noi studiate, Giorgio Gaber. Il solo nome ci ha messo paura e noia  ma poi piano piano attraverso l’illustrazione del progetto abbiamo capito e ammirato la storia di un grande uomo.
Abbiamo cantato e analizzato delle  opere straordinarie di Gaber. A distanza di oltre vent’anni dal suo ultimo disco di canzoni, Giorgio Gaber torna in studio per registrare un nuovo album destinato ad apparire nei negozi e non soltanto nel ristretto circuito dei teatri: si tratta di “La mia generazione ha perso” (Cgd East West), 12 brani che coniugano al meglio presente e passato, recenti intuizioni e pezzi ormai collaudati negli spettacoli.
Prodotto da Beppe Quirici e scritto assieme al consueto sodale Sandro Luporini. Gaber si sente davvero solo contro tutti, non trova nessun riferimento in un mondo che sperava “magari con un po’ di presunzione di cambiare”, e se lo ritrova sì cambiato, ma in senso opposto. Vede avanzare paurosamente figure grottesche, come “Il conformista”, e “L’obeso”, personaggio più universale si rispecchia anche nella tristezza della musica; solo nel finale affiora una speranza: “ma io ti voglio dire che non è mai finita, che tutto quel che accade fa parte della vita”. L’unica arma per combattere questo stato di cose rimane l’ironia, e Gaber ne ha dei serbatoi inesauribili. Così come “Si può”, dove un allegro ritmo sudamericano accompagna una spassosa rassegna delle tante “libertà obbligatorie” che ci concede il mondo attuale, ma poi arriva una domanda rilevante : “Ma come, con tutte le libertà che avete, volete anche la libertà di pensare?”.
Possiamo quindi dire a tutti i giovani di ascoltare le grandi opere di Gaber non solo per il contenuto ma per la grande musicalità usata.

(Rosa Oliva)

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