“Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”

“Codesto solo oggi possiamo dirti,

ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”

Così recitano gli ultimi versi della poesia di Montale “Non chiederci la parola”. 

Il poeta, i poeti, gli uomini, un’intera generazione…Nessuno ai tempi della guerra sapeva o aveva certezze sulla vita, sulla quotidianità, sulle cose vissute ogni giorno. Nessuno sapeva cosa sarebbe accaduto in futuro e neanche la speranza alimentava più le loro vite…le nostre vite. La guerra ha portato nel presente di ognuno atroci scoperte, atroci sofferenze, la vera natura dell’essere umano; quella natura volta solo a distruggere ciò che lo circonda. Ed è l’esperienza della guerra che lascia il mondo senza parole, stupefatto e incredulo. Come può l’uomo creare tanto dolore?

Ed ecco che gli uomini, i poeti, animi sensibili in questo mondo di gelo, cercano delle risposte, senza riuscirne a trovare alcuna. I poeti non conosco soluzione, non vedono più nel futuro e non vi sperano più. I poeti hanno smesso di sperare, così come hanno fatto gli uomini.

Montale lo aveva capito e rigettava tutto ciò che quelli prima di lui sostenevano. “Io, poeta, non so chi sono o chi voglio essere; so solo cosa non sono e cosa non voglio essere”. E se si ci pensa poi, questa è l’unica certezza che abbiamo. Sappiamo cosa non siamo e cosa non vogliamo, ma non conosciamo la nostra essenza e i nostri desideri.

Se ci si pensa, queste sono le certezze che tuttora conserviamo inconsapevolmente: io so di non voler fare la casalinga, di non volere la guerra, di non amare questa o quella cosa…Eppure alla domanda “chi sono?” non sono riuscita a dare ancora una risposta. In cuor mio credo di saperlo, ma è la vita che mi spaventa e non mi fa credere in quello che sono. Nella vita non esistono certezze e chi crede di averne è solo uno sciocco. Ce l’ha dimostrato Copernico e Galileo dopo di lui; ce l’hanno dimostrato Newton e Einstein; ogni giorno ce lo dimostrano nuove scoperte. Potrebbe sembrare banale, ma tutto è relativo e quello che oggi è così domani  potrebbe non esserlo più.

Quello che non siamo ce lo canta con dolci note anche un altro poeta, un cantautore per meglio dire:

Non siamo la polvere di un angolo tetro, né un sasso tirato in un vetro,
lo schiocco del sole in un campo di grano, non siamo, non siamo, non siamo…
Si fa a strisce il cielo e quell’ alta pressione è un film di seconda visione,
è l’ urlo di sempre che dice pian piano:
“Non siamo, non siamo, non siamo…”

E se lo stesso tema trattato da Montale lo riprende anche Guccini, forse vorrà dire che una risposta ancora oggi non l’abbiamo trovata. Noi che ci reputiamo una “razza superiore” agli altri organismi viventi; noi che abbiamo varcato i confini del mondo e del suono…Noi che abbiamo una conoscenza che 1000 anni fa ci saremmo soltanto sognati, ancora oggi non siamo rispondere alle domande che ci perseguitano tutti i giorni. Ancora oggi non abbiamo dato un senso alla nostra esistenza.

Immagine

(Simona Cosentino)

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