“ Chissà perché non piove mai quando ci sono le elezioni!”

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Generalmente mi ricordo
una domenica di sole
una mattina molto bella
un’aria già primaverile
in cui ti senti più pulito

Anche la strada è più pulita
senza schiamazzi e senza suoni
chissà perché non piove mai
quando ci sono le elezioni

Una curiosa sensazione
che rassomiglia un po’ a un esame
di cui non senti la paura
ma una dolcissima emozione

E poi la gente per la strada
li vedo tutti più educati
sembrano anche un po’ più buoni
ed è più bella anche la scuola
quando ci sono le elezioni

Persino nei carabinieri
c’è un’aria più rassicurante
ma mi ci vuole un certo sforzo
per presentarmi con coraggio

C’è un gran silenzio nel mio seggio
un senso d’ordine e di pulizia
democrazia

Mi danno in mano un paio di schede
e una bellissima matita
lunga sottile marroncina
perfettamente temperata

E vado verso la cabina
volutamente disinvolto
per non tradire le emozioni

E faccio un segno 
sul mio segno
come son giuste le elezioni

E’ proprio vero che fa bene
un po’ di partecipazione
con cura piego le due schede

e guardo ancora la matita
così perfetta e temperata
io quasi quasi me la porto via
democrazia

“ Le elezioni” è una canzone risalente agli anni 1976/1977 del grande cantautore Giorgio Gaber.

Tema centrale della canzone, come preannunciato dal titolo, sono le elezioni.

Ma il geniale signor G ( aka Giorgio Gaber) ce ne parla attraverso una maniera talmente ironica da portarci ad una riflessione profonda e colma di significati.

Forse, per comprendere al meglio il testo della canzone è più opportuno guardare l’interpretazione del cantautore, che non parla soltanto attraverso le corde vocali, ma anche e, soprattutto, con i gesti, con le giuste pause, con gli occhi, con le espressioni volutamente buffe.

https://www.youtube.com/watch?v=R8kUUFxDiJo&feature=kp

Il cantautore ci racconta l’episodio in cui, durante un domenica primaverile, si reca a votare.

Tutto sembra più pulito e perfino le strade sono prive di schiamazzi e  suoni.

Andare a votare, secondo il cantautore, è un po’ come un esame dove però non senti la paura, ma soltanto una dolcissima emozione.

Nel testo si arriva ad un’estrema ironia quando Gaber scrive che, nel periodo di elezioni ,la gente è più educata , le scuole sembrano più belle ed i carabinieri hanno un’aria rassicurante.

In queste strofe Gaber ha racchiuso alla perfezione la realtà. Una realtà che non si viveva soltanto in quegli anni, ma ancora oggi. Nelle città, nei paesi piccoli. Sempre e ovunque.

Durante il periodo di elezioni ci si veste di un finto buonismo e di un’impostata educazione. Si riempie la gente di illusioni, d’ingannevoli  speranze, di sorrisi e saluti sforzati e tutto questo per cosa? Solo per raggiungere un proprio scopo personale.

Emblematica nel testo di Giorgio Gaber è l’immagine della matita.

Una “ bellissima matita lunga sottile marroncina perfettamente temperata”.

 Il cantautore, attraverso la figura di questa matita, che a primo impatto può sembrarci futile, ci fa comprendere come il popolo venga ben trattato soltanto nel momento in cui deve prendere una decisione.

La matita altro non è che sinonimo di illusioni.

Gaber scrive che la matita è talmente bella che gli viene voglia di portarsela via, ma in realtà, egli fa riferimento al fatto che, dopo aver votato, l’unica cosa che sta portando via con sé è la democrazia.

 Contrariamente a quanto si possa pensare, la canzone, secondo me,  non va presa come un inno al “non-voto”, ma come un invito a non adagiarsi su una culla di promesse infondate.

 

Ecco qui di seguito le parole con cui il cantautore milanese introduceva il pezzo:

«Quando uno è al massimo del pessimismo, della disperazione – a parte il compiacimento che è sempre lì in agguato – c’è come una specie di tendenza a risorgere, a credere alla preziosa sensazione, che la nostra vita possa migliorare. Non so se essere contento o diffidare dei momenti in cui mi riprende la fiducia!». 

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(Jennifer El khattabi)

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