Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo!

  Eugenio Montale è nato a Genova il 12 ottobre 1896 ed è deceduto a Milano il 12 settembre 1981. E’ stato un poeta, giornalista, critico musicale e scrittore italiano, premio Nobel per la letteratura nel 1975.

Tra le sue raccolte di componimenti spicca, forse la più famosa, Ossi di seppia, risalente al 1923. In questa raccolta, il tema dominante è il male della “necessità” che ci stringe e la cui unica alternativa è il caso, o il “miracolo” di un’apparizione (la figura femminile) che non è comunque riservato a noi. Ad aprire questa sezione è la poesia Non chiederci la parola.

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

Nel componimento, Montale si pone ai lettori chiedendo loro di non fare domande riguardo il senso della vita dal momento che egli non è in grado di dare una risposta se non qualche nozione secondo la sua soggettività. A riguardo conclude l’opera con una frase alquanto significativa: ” codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo. 

Riflettendoci, è vero! Ognuno di noi non sa chi è, ma sa chi NON è! C’è chi ha già consapevolezza del proprio futuro..e chi no! Qualcuno sa “cosa vuole fare da grande”, ma la maggior parte no, vede solo un grande punto interrogativo. Se a quest’ultimi chiedessimo cosa NON vogliono diventare, loro saprebbero sicuramente dare una risposta. 

Sappiamo di non avere certezze: è più facile negare piuttosto che affermare di essere qualcuno!

   A tal proposito, un cantautore contemporaneo, Luciano Ligabue, esprime la sua opinione in uno dei suoi ultimi brani: Siamo chi siamo. 

Conosco una ragazza di Torino
che ha un occhio mezzo vuoto e un occhio pieno
e parla sempre di partire
senza posti in cui andare
prendere soltanto il primo volo
siamo chi siamo
siamo arrivati qui come eravamo
abbiamo parcheggiato fuori mano
si sente una canzone da lontano
nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai a non aver capito
ma poi ci fu una distrazione
o forse fu un’insolazione
a dirmi non c’è niente da capire
di tutte quelle strade
averne presa una
per tutti quegli incroci
nessuna indicazione
di tutte quelle strade
trovarsi a farne una
qualcuno ci avrà messi lì
siamo chi siamo
un giorno c’era un doppio arcobaleno
un giorno c’hanno attaccati al seno
un giorno c’hanno rovesciato il vino
siamo chi siamo
siamo arrivati qui come eravamo
abbiamo parcheggiato fuori mano
tu non chiamare più che ti richiamo
conosco una ragazza di Salerno
che non ha mai tirato giù lo sguardo
non sa che cosa sia la pace
non dorme senza un po’ di luce
ancora un altro segno della croce
di tutte quelle strade
saperne solo una
nessuno l’ha già fatta
non la farà nessuno
per tutti quegli incroci
tirare a testa o croce
qualcuno ci avrà messi lì
siamo chi siamo
il prezzo di una mela per Adamo
il tempo dell’ennesimo respiro
e gli anticorpi fatti col veleno
siamo chi siamo
la nebbia agli irti colli forse sale
non ci si bagna nello stesso fiume
non si finisce mai di avere fame
conosco le certezze dello specchio
e il fatto che da quelle non si scappa
e ogni giorno mi è più chiaro
che quelle rughe sono solo
i tentativi che non ho mai fatto
siamo chi siamo
siamo arrivati qui come eravamo
si sente una canzone da lontano
potresti fare solo un po’ più piano?

L’autore afferma che noi “siamo chi siamo”! Non si pone degli interrogativi esistenziali, ma soltanto afferma che tutta la nostra esistenza è già un disegno. Il brano è un inno alla “casualità non casuale” della vita. Perché “non c’è niente da capire, di tutte quelle strade, averne presa una, per tutti quegli incroci, nessuna indicazione. Di tutte quelle strade, trovarsi a farne una, qualcuno ci avrà messi lì, siamo chi siamo”.

Lo stesso Ligabue commenta: “Ogni uomo si chiede chi è e la risposta più ovvia è che siamo chi siamo. Questo basta”.

                                                             (Rosanna Lomonaco)

 

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