Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo

Immagine

Questa lirica è la prima di un gruppo che dà il titolo agli Ossi di seppia, ed è iltesto forse più significativo della poetica del primo Montale, ricollegabile ad alcuni aspetti centrali della poetica del Decadentismo europeo. Per Montale la poesia è idea, memoria, e l’essenza delle cose è colta in negativo; l’uomo montaliano è come smarrito in un mondo caotico, in un desolato intrico , ove egli cerca  vanamente se stesso. Nella consapevolezza di questa posizione il poeta ha, leopardianamente, il coraggio di rinunziare ad ogni illusione, di ripiegarsi su stesso, accettando il” male di vivere” e il suo destino di solitudine. In questa energica presa di posizione di Montale , anche se “negativa” di rifiuto, di isolamento, sia da cogliere quell’avversione che gli  scrittori più autorevoli  provavano per la civiltà  e sociretà del loro tempo,  e che li costringeva a respingere tutta la problematica dell’epoca.  Si può parlare per la poetica di Montale di drammatica resa sostanzialmente senza condizioni, resa di Montale e di altri, eredi di una debolezza di pensiero e di una insicurezza ideale che avevano finito per precipitare nella crisi sullo scorcio del secolo diciannovesimo.

Montale non conosce “rese” ; reagisce , anzi, agli assurdi e all’aridità del nostro tempo, con una decisione e una tensione estreme, soprattutto nella ricerca di comprendere il male fuori di ogni compromesso, in una strenua testimonianza di verità.

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato
.

Con questa dichiarazione perentoria il poeta avvia il suo colloquio con l’uomo, il quale deve sapere che la poesia è personale e intima confessione e che non può essere espresso con parola precisa quanto di impreciso e di contorto è nell’animo.  La pronuncia del” no” investela parola, la storia, il destino esistenziale degli uomini.

Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola                                                                                                                                                                                                     
stampa sopra uno scalcinato muro!

E’ un’esclamazione mista di meraviglia e di commiserazione per l’uomo che si crede sicuro, fiducioso (amico)  di se stesso e degli altri, e non fa caso  (non cura) all’ombra proiettata dal suo corpo, nella quale è invece l’emblema della sua realtà., opaca ed effimera.

   Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,                                                                                                                                                     

Infine la lirica procede con un ritmo sempre più incalzante di negazioni che non consentono,compromessi. Al poeta non bisogna chiedere formule miracolistiche, capaci di svelare mondi misteriosi, ma soltanto la parola disadorna , nuda, macerata dalla sofferenza in cui si trascrive l’autentica condizione del suo spirito.

ciò che non siamo, ciò che non vogliamo

Nella quasi ossessiva  rinnovata negazione si percepisce il senso di un intero ciclo di civiltà, chiuso a ogni certezza, ad ogni fede di segno positivo, e la ferma coerenza di un poeta che in quel senso, con lucida angoscia, si riconosce.

ImmagineImmagine

Martina Calvano

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...